si temono 10mila morti
Potrebbero essere 10mila le vittime della violenta repressione del regime. Lo scrive la tv Al Arabiya. Video choc con sepolture di massa a Tripoli. L’Est della Libia è in mano agli insorti. Ma Gheddafi non molla: “Resisto fino alla morte”. Forte condanna internazionale. Continua la fuga degli stranieri: nel Paese ci sono ancora 10mila cittadini europei.
Sono ancora poche le notizie che arrivano dalla Libia: il Paese è per lo più isolato dal mondo anche se alcuni giornalisti stranieri sono riusciti ad entrare nella zona Est (quella di Bengasi). Impossibile stabile un bilancio delle vittime della repressione: “un migliaio” ha detto un ex esponente del regime. Ma secondo la tv Al Arabiya, che cita il membro libico della Corte Penale Internazionale Sayed al Shanuka, i morti sono “10mila e i feriti 50mila”. Un medico francese appena rientrato da Bengasi ha detto che solo nella seconda città della Libia i morti sono “oltre 2mila”.Certo è che nei giorni scorsi i fedeli di Gheddafi hanno usato anche bombardamenti aerei sulla folla per reprimere le richieste di democrazia e libertà. Un video realizzato da “OneDayOnEarth” mostra gruppi di libici che scavano sepolture di massa sulla spiaggia di Tripoli.
“Libera” la zona Est
I manifestanti anti-governativi sostengono di avere il controllo di quasi tutti i 1.000 km della costa mediterranea orientale del Paese; e affermano di aver preso il controllo anche di Misurata (se fosse vero, sarebbe la prima città nell’ovest del Paese a cade nelle mani degli insorti). Anche se, secondo il vice-ministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, “Al Qaeda ha instaurato un emirato islamico a Derna”. A dirigerlo ci sarebbe un ex detenuto di Guantanamo. Kaim lo ha dichiarato durante una riunione con gli ambasciatori dei Paesi dell’Unione europea. Comunque, la parte orientale della Libia sembra esser calma, con poche tracce di polizia o militari. 
Berlusconi: “Attenti al fondamentalismo”
Secondo il ministro degli Esteri italiano Frattini, che ha definito il discorso del colonnello Gheddafi “un messaggio che atterrisce”, di fronte all’incognita del dopo regime ci si aspetta “un’ondata anomala di 2-300 mila immigrati”, “e sono stime al ribasso”. ”No alle violenze ingiustificate e alle derive del fondamentalismo islamico” dice invece il premier Berlusconi che ha dichiarato di essere “molto preoccupato”. Riguardo alla possibilità di rinunciare al Trattato di Amicizia Italia-Libia risponde invece Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi: “Non esageriamo. Sull’autostrada passano i camion italiani - dice - E poi chi lo porta il petrolio”. Per quanto riguarda le forniture di gas, la crisi libica non avrà un effetto a breve termine sulle bollette per elettricità e gas. Lo ha detto l’Autorità per l’energia e il gas con una nota del presidente Guido Bortoni.
Fuga degli stranieri
Intanto, è in corso da Tripoli l’evacuazione dei cittadini stranieri. Nelle ultime 48 ore sono 800 gli italiani rimpatriati. L’Unione Europea ha messo a disposizione il coordinamento fra gli Stati membri per “l’evacuazione dei circa 10 mila cittadini europei” presenti in Libia. Lo ha riferito il portavoce della Commissione Europea, Olivier Bailly, precisando che saranno attivate anche le procedure per l’evacuazione “in particolare via mare”.
Condanna unanime del Consiglio dell’Onu
Dopo settimane di tentennamenti, cresce la condanna internazionale contro quello che lo stesso ambasciatore libico all’Onu ha definito “un genocidio. Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti ha chiesto “la fine immediata” delle violenze in Libia e ha condannato la repressione delle manifestazioni di piazza. Tutti i 15 Stati membri del Consiglio (compresi Cina e Russia) “condannano la violenza e l’uso della forza contro i civili, deplorano la repressione contro dimostranti pacifici ed esprimono il loro profondo rammarico a proposito della morte di centinaia di civili”. Anche dall’ Iran, il presidente Mahmud Ahmadinejad invita il leader libico ad ascoltare le richieste del suo popolo.
NEWS GUERRA LIBIA RITORSIONI ITALIA GHEDDAFI / ROMA –
Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, rassicura sui timori di possibili ritorsioni libiche nei confronti dell’Italia: ”Le informazioni che noi abbiamo ci dicono che non c’è alcun segnale di una attività ritorsiva contro l’Italia. Comunque le nostre informazioni ci dicono che i missili in dotazione all’esercito libico hanno una gittata di 300 chilometri e quindi non arrivano neanche a Lampedusa“
Sette le basi aeree messe a disposizione della Nato tra cui spicca, appunto, quella di Napoli-Capodichino, centro individuato come
sede per il coordinamento dello sforzo militare alleato. “Ho proposto che il vertice delle operazioni per fronteggiare la crisi libica sia fissato nella città del Vesuvio” ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso del vertice che si è svolto ieri pomeriggio a Parigi. Una proposta, quella del Cavaliere, che gli Usa - cui spetta il comando e il controllo delle operazioni - hanno immediatamente accettato, rinunciando alla base operativa di Stoccarda. Il ruolo giocato dal Jfc di Bagnoli viene considerato di primo piano dai comandi dell’Alleanza, poiché il centro congiunto partenopeo, guidato dall’ammiraglio americano Samuel J. Locklear, comandante della forze navali Usa in Europa e Africa, è considerato altamente strategico dai vertici militari della Nato. Da qui la decisione di spostare in riva al Golfo la cabina di regìa dello sforzo alleato. Il premier, dal canto suo, ha cercato di tranquillizzare gli italiani circa i pericoli di eventuali ritorsioni da parte delle truppe di Gheddafi perché, ha detto: “i missili libici hanno una gittata insufficiente” e dunque non potrebbero mai raggiungere i suoli del Belpaese

Gheddafi: "Colpiremo obiettivi civili nel Mediterraneo"
Il Colonnello ha chiarito che gli interessi dei Paesi del Mediterraneo e del Nordafrica saranno da ora in pericolo. Gheddafi ha poi chiesto aiuto agli africani, agli arabi, ai sudamericani e agli asiatici per sostenere il popolo libico contro il nemico.